La pizza diventa finalmente patrimonio dell’Unesco

pizza patrimonio unesco
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“Ma tu vulive ‘a pizza, ‘a pizza, ‘a pizza… cu ‘a pummarola ‘ncoppa, ‘a pizza e niente cchiù!”: cosi’ cantavano Giorgio Gaber, Aurelio Ferri e Renato Carosone negli anni 60′ e 70’…un inno sincero e appassionato al nostro piatto nazionale, tripudio del tricolore: la pummarola rossa, la candida mozzarella ed il lussureggiante basilico, distesi su di un impasto soffice e croccante.

La pizza, orgoglio culinario multiforme, come Odisseo nel Mediterraneo, e’ stata furba, transgender ed anarchica, divenendo un piatto vincente in tanti paesi e praticamente ad ogni latitudine. Con le sue innumerevoli varianti si e’ rivelata in grado di solleticare molteplici palati e di mettere d’accordo, praticamente all’unanimità: vegetariani, vegani, ebrei, musulmani, induisti, gianisti, carnivori incalliti ed animalisti convinti…

Siamo dunque contenti e non ci stupiamo più di tanto che in questo 2017 che e’ già volto al termine, l’Unesco abbia deciso (finalmente! ;’-)) di riconoscere la pizza napoletana come patrimonio dell’umanità!
#PizzaUnesco anche per noi!

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Laura - Concetta Rizzotto
La panza di Laura - Concetta racconta... 3 Articoli
Cresciuta tra i sapori di Calabria e quelli marchigiani e partenopei, in realtà fino ai 18 anni la mia panza si dimostra stranamente riluttante alle molteplici leccornie della cucina casalinga – uniche eccezioni: le lasagne della nonna, la pizza di mamma, e gli gnocchi ripieni di papà – per trovare invece rifugio e conforto in tutto ciò che è dolce, cioccolatoso e salamoso. Poi la svolta: da “bocca di zucchero” ed accanita consumatrice di pizza, cotoletta, patatine, grazie anche alla mia coinquilina di allora, inizio ad apprezzare il buon cibo e piano piano imparo a cucinare, diventando una onnivora DOC, con un palato ed una panza ora sempre pronti ad accogliere altri gusti e sapori.

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