Girogusto Berlino 2017 – Le nostre impressioni

Berlino de Panza - Girogusto 2017

 

Berlino de Panza racconta la sua esperienza tra le eccellenze enogastronomiche italiane

Novembre non porta soltanto giornate corte e piovose, a volte riserva vere e proprie sorprese come ad esempio una fiera di due giorni nel castello di Britz con alcune delle eccellenze dell’enogastronomia italiana. Questo è stato Girogusto con la sua prima fiera a Berlino, un evento B2B di due giorni in cui è stato possibile degustare vini eccellenti e prelibatezze in grado di dissipare ogni depressione da autunno berlinese. Berlino de Panza ha accettato ben volentieri l’invito alla fiera e ha mandato in spedizione gran parte della redazione: Elena, Christian, Laura, Francesca e la Panza ad honorem Antonio.

L’impressione generale è stata ottima, con tanto bendidio sembra un’ovvietà ma vale comunque la pena ribadirlo. Si è trattato di un evento raccolto ma ben organizzato in cui era anche possibile fare una degustazione guidata con tanto di presentazione delle aziende e degustazione. Le cose che ci sono piaciute sono davvero tante e forse ci è piaciuto davvero tutto quello che abbiamo assaggiato, ma alcune cose probabilmente hanno lasciato il segno più di altre. Queste sono le nostre impressioni.

Elena

Il prosciutto al tartufo del Salumificio Sorrentino: forse non faccio testo perché probabilmente adoro tutto quello che abbia un po’ di tartufo vero in mezzo, ma il prosciutto mi è sembrato davvero equilibrato nei sapori soprattutto per quanto riguarda il tartufo, che invece di solito si ripropone fino all’anno dopo. Se ne avessi avuto la possibilità probabilmente me ne sarei mangiato uno intero.

Asolo Prosecco Montelliana mi ha davvero stupita. Non essendo una grandissima fan delle bollicine tendo ad essere anche molto selettiva e scettica. Il prosecco che abbiamo provato era davvero piacevole, assolutamente poco dolce e molto leggero di sapore, particolare che a mio parere lo rende non soltanto buono ma anche molto pericoloso.

Christian

Non saprei come altro riassumere quest’esperienza che con “Volevo farmi una bella mangiata aggratis ed invece ho pianto di commozione”.

Cominciando dalle praline al limoncello di Nastro d’Oro. La ragazza tanto carina tanto simpatica che mi serviva sorridente crema di melone e di limoncello voleva sicuramente distrarmi da questa manna dal cielo che mi è esplosa in bocca con un tale equilibrio tra cioccolato e limone e potenza extra-sensoriale che mi ha colpito al cuore tanto quanto alle ghiandole lacrimali.

Ad ogni sorso, molte altre lacrime, di gioia infinita: il Passito di Biagi Vini mi ha portato alla memoria tanti ricordi di cene al ristorante mangiando panna cotta e giocando a carte, sorseggiando ambrosia in forma di vino liquoroso da bicchierini mignon. Eh sì, ero ancora minorenne…

E ragazzi miei, voglio finire confessandovi che mi sono innamorato. Sì, è stato colpo di fulmine tra me e il Sagrantino Ugolino della Cantina Terre de Trinci. Un vino rosso corposo, splendidamente aromatico, potente e così maledettamente Buono che mi son ritrovato a gridare quanto fosse meraviglioso davanti alla ragazza visibilmente imbarazzata ma felice. Non ho potuto fare a meno di informarmi su dove acquistarlo, questo finisce sotto l’albero di almeno due o tre parenti (e anche il mio). Una sola domanda: ma perché spedite solo in Italia e non all’estero??? Ma io vi querelo!!! *tono di voce stridulo da Simona Ventura* …scherzo, vi amo.

Laura

Anche per me il Girogusto è stato, possiamo dire, un vero e proprio “giro in giostra”: mi sono sentita come Pinocchio nel paese dei balocchi, e dunque, non posso che fare eco ai panzaroli, Elena e Christian, ed unirmi al coro unisono del “Ma quanto bendidio e che delizia!”.

Il “giro in giostra” si è fatto ancora più interessante ed aggiungo -s p e r i c o l a t o- quando, dopo un breve sguardo di ricognizione, mi sono resa conto che a far da padrone alla fiera Girogusto non era il cibo bensì’ l’alcol, o meglio il vino! Coniugato in innumerevoli varianti: rosso, bianco, rosè, fermo, frizzante ecc. e declinato in diverse “verticali” con finale da capogiro: dagli 8 fino ai quasi 17 gradi, tralasciando ovviamente grappe, limoncelli e affini.

Sono una grande estimatrice delle bollicine ed ho molto goduto assaporando il leggiadro solletico del Franciacorta Satèn della cantina Lantieri: circa 3 mesi di maturazione in barrique francesi, seguiti da 24 mesi in bottiglia a contatto sui lieviti, per giungere ad un autentico effetto seta, proprio come l’attributo francese che campeggia sull’etichetta.
Il “capogiro” vinicolo tuttavia, mi e’ stato provocato dal vino rosso Amarone della Valpolicella della cantina Giusti, 16 gradi scivolati in gola con assoluta facilità ed altrettanto piacere. Dal colore rosso rubino-granato, gusto intenso, corposo e vellutato, mi ha letteralmente accarezzato la faringe e solleticato il naso. Così dannatamente buono e profumato che avrei continuato a berne, se non fosse stato per l’alzataccia del mattino seguente e la lezioni da preparare.

Una meravigliosa scoperta, del tutto inaspettata, e’ stata invece l’aceto balsamico di Modena Lodovico Campari. Qualche goccia scura e densa di questo potente elisir versato su un qualsiasi (ed intendo proprio qualsivoglia, si’ anche il piu’ scadente) gelato alla vaniglia, riesce a creare una vera e propria metamorfosi e dare vita a dei gusti, oserei dire, celestiali! Altro che ambrosia, nettare degli dei, e chi più ne ha, più ne metta, anche se non si tratta di una bevanda, il gelato con l’aceto balsamico di Modena Lodovico Campari, fa veramente scintille! Provatelo, anche se non vi piace il gelato e nemmeno l’aceto balsamico, il risultato vi lascerà letteralmente a bocca aperta!
P.S.: Non si tratta certo di un aceto balsamico economico ma non è nemmeno tra i più costosi in commercio, definirei davvero ottimo il rapporto qualità prezzo. Chi lo vuole assaggiare lo trova a Berlino al KDW (Kaufhaus des Westens), il famoso emporio della Berlino Ovest.

Francesca

Questo Girogusto è stata un’esplosione di sapori, con alcune interessanti sorprese. Ho capito per esempio che persino un prodotto scadente, abbinato con un prodotto italiano di qualità, può diventare un’esperienza divina per il palato. È il caso dell’aceto balsamico di Modena dell’azienda Lodovico Campari che, cosparso sopra l’infame gelato alla vaniglia Ja in vaschetta risparmio da 2 chili o giù di lì, fa diventare quest’ultimo una prelibatezza uscita dalla cucina di Heinz Beck. Miracolo italiano. Vogliamo poi parlare del panettone? È un dolce che non amo, ma quello della pasticceria Fraccaro Spumadoro era a dir poco delizioso, soffice e armonico nei sapori.

Mentre non posso dirmi esperta di vini – mi limito a berli – posso vantare una cintura nera (col nodo allargato) in degustazione di salumi: concordo con Elena nel dire che la salumeria Sorrentino ci ha commosso col prosciutto al tartufo e tutti gli altri buonissimi affettati. Porterò con orgoglio il cappellino col logo che con tanta gentilezza ci hanno regalato, mentre qualcuno che non ricordo si è preso il regalo più importante, la salsiccia… Mannaggia!

Antonio

(Ciao, sono Francesca che fa da ghostwriter per Antonio) Di questo evento ricorderò su tutti il banco con tanto di forno annesso della Pizza Schule, sia perchè l’ho accerchiato come un avvoltoio durante tutta la durata dell’evento, mangiando un quantitativo indefinito di fette di pizza, sia perchè il buon Umberto è stato a sentire con tanta pazienza i miei tentativi di convincerlo che la pizza napoletana è la sola pizza in Italia, ma che dico in Italia, nell’universo, che possa legittimamente chiamarsi pizza.

Per quanto concerne la parte alcolica, il limoncello bio Nastro d’Oro merita sicuramente una menzione speciale. Date le mie origini partenopee di limoncelli ne ho assaggiati in quantità, da quelli industriali a quelli preparati in casa, e questo si piazza nelle parti alte della classifica.
Poi, quando pensavamo che tutto fosse terminato, è improvvisamente comparso un vassoio di mozzarelline di bufala… che ve lo dico a fare, ho arraffato quelle rimaste e sono sparite in men che non si dica!

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Elena Pandolfi
La panza di Elena racconta... 16 Articoli
Vengo da una famiglia in cui la pasta fresca fatta a mano è più la regola che l’eccezione, dove una volta a settimana si accendeva il grande forno in pietra per cuocere il pane e i dolci per i giorni seguenti, dov’era possibile fare pochi passi per mangiare frutta e verdura freschissima. Tutto questo ha generato in me l’amore per la buona tavola e il cibo genuino, ma non solo. Piatti esotici, insetti fritti o saltati in padella? Nessun problema: tutto quello che non uccide, ingrassa.

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